uaitaut
Si scrive white-out si pronuncia uaitaut e quando ci sei dentro non si vede nulla.
Scherzi di neve e montagna, anche della montagna che conosci da quando sei nato
che hai salito un milione di volte, di giorno di notte col sole e la pioggia
con il ghiaccio che respingeva le punte dei ramponi, col vento che ti voleva portar via.
Da solo o con gli amici. O anche solo con un pensiero da portare fin lassù.
Salirci oggi era l’obiettivo, quando ti senti che devi fare una cosa e non puoi cambiare meta.
Salire è facile, la direzione è dentro di te e allora vai.
Su in alto il sole combatte le nubi, ora le squarcia appena ora getta la spugna
e il vento porta altre nubi sopra di te e il vento le porta di nuovo via.
Ci credi, e arrivi in vetta e la vetta come sempre ti accoglie e ti premia.
Ti mostra quello che c’è di là, altri monti il mare lontano e le isole
poi ti toglie lo spettacolo, chiude il sipario attorno a te.
Scendere è un indovinello, ti guardi intorno e vedi solo bianco
white-out, uaitaut, scendi e sei in un buco, risali e provi dall’altra parte
trovi impronte ma sono le tue di poco prima, scopri di aver girato in tondo nel bianco.
Il monte ti è amico, lo sai, ma oggi fa i dispetti e si nasconde nel sipario bianco
che ti lascia vedere a malapena la punta dei piedi che per giunta sprofondano nella neve.
Fatichi a scendere, sbagli cento volte e devi risalire un po’ per prendere l’altro versante
non lo avresti mai detto, tanta era la conoscenza di quei sentieri, di quelle rocce.
Aspetti un po’, il sipario si alza un istante e quel poco basta per ritrovare la via
verso il basso, verso il rifugio.
Il monte là sopra resta chiuso nel suo mantello bianco, lo avverti e non lo vedi.
Ma sai già che ci tornerai presto.
E’ la tua montagna.